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©OHT-LittleFunPalace-ph_Flyle-Courtesy_LanaLive_2019

18:00 - 24:00
dal 4 al 6 | WeGil
dal 7 al 13 | La Pelanda
progetto in residenza

ingresso gratuito

OHT

Little Fun Palace | Attilio Scarpellini - Il tempo sospeso delle immagini

Una roulotte. Un padiglione piccolo e portatile. Un luogo effimero di aggregazione. Un omaggio al Fun Palace; il leggendario progetto dell’architetto Cedric Price e della regista teatrale Joan Littlewood che negli anni sessanta volevano realizzare un’università della strada, un laboratorio del divertimento.

Little Fun Palace è un progetto parassita di OHT al cui interno vengono organizzati incontri, dialoghi, balli e ogni forma di spontaneità possibile. Un progetto che mette a fuoco il momento successivo all’offerta culturale; il momento in cui le idee, le parole e le reazioni delle persone hanno bisogno di spazio per avvenire. Little Fun Palace affronta un vuoto contemporaneo riesumando la raison d’être delle aree pubbliche; quella di forum aperto all’incontro fra persone diverse.

Durante il primo weekend di Short Theatre, Little Fun Palace diventa una Scuola Nomadica che s’interroga su come lo spazio produce la realtà considerando lo spazio e il paesaggio come territori estetici che hanno implicazioni politiche pur non utilizzando le parole della politica. Per info vedi Tempo Libero.


Little Fun Palace è aperto tutti i giorni dalle 18:00 alle 24:00 e ospita un programma specifico di appuntamenti: incontri, ascolti, proiezioni, selezioni musicali.

WeGil
venerdì 4 settembre | h 21:30 – 24:00
Scuola Nomadica
Matthew C. Wilson, The Age of Autonomous Exploration
film
55’
ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su Eventbrite

domenica 6 settembre| h 19:00
Scuola Nomadica
Giovanni Attili, ricercatore e docente di urbanistica presso l’Università Sapienza di Roma
Lo spazio dell’abitare tra abbandono e spettacolarizzazione
incontro
1 h 30’
ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su Eventbrite

La Pelanda
lunedì 7 settembre| h 19:30
Immagini alla deriva – opening di Liquid Violence di Forensic Oceanography
con Lorenzo Pezzani, Annalisa Camilli, Françoise Vergès, Elsa Dorlin, Angelica Pesarini e online: Camilla Hawthorne.
incontro
ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su Eventbrite

martedì 8 settembre
h 19:00 |
Memestetica. Il settembre eterno dell’arte
con Valentina Tanni, Ilaria Gianni, Valerio Mattioli
presentazione del libro
ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su Eventbrite

h 23:00 | Bunny Dakota
Svuotapista
selezioni musicali
ingresso gratuito fino esaurimento posti

mercoledì 9 settembre
h 20:00 |
Praticare alleanze: qual è la differenza tra “dare spazi di autonomia” e “concedere spazi controllati”?
Incontro con Al. Di. Qua. Artists
con Giacomo Curti, Dalila D’Amico, Francesca Corona online: Chiara Bersani, Diana Anselmo, Anna Consolati
ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su Eventbrite
h 23:00 | Ubi Broki
L’anno che verrà
selezioni musicali
ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

giovedì 10 settembre | h 23:00
Enrico Kybbe
Kybbe’s Bonus Beat
selezioni musicali
ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

venerdì 11 settembre | h 20:30
Lo strano dancefloor: trasmissioni dal New Beat
con Hugo Sanchez e Maurizio Athome
incontro
ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su Eventbrite

sabato 12 settembre | h 18:00
Un’etica all’altezza delle complessità del nostro tempo
Moment of ReflectionMore Than This
incontro a cura di Simone Frangi, ricercatore e curatore e con Lucrezia Cippitelli, ricercatrice e curatrice, Sammy Baloji, artista, Alessandra Ferrini, artista e ricercatrice, Justin Randoph Thompson, artista e fondatore di Black History Month Florence, Francesca Corona, co-direttrice di Short Theatre
ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su Eventbrite

domenica 13 settembre | h 19:00
Il tempo sospeso delle immagini con Attilio Scarpellini e Andrea Cortellessa
presentazione del libro
ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su Eventbrite

Fondato nel 2008, OHT [Office for a Human Theatre] è lo studio di ricerca del regista teatrale e curatore Filippo Andreatta, il cui lavoro si occupa di paesaggio e di politica personale sottilmente affrontata nello spazio pubblico e privato.
OHT ha collaborato a livello nazionale e internazionale con, tra gli altri, Fondazione Haydn (IT), NYC Artists’ Salon (USA), Romaeuropa festival (IT), Triennale Teatro Milano (IT), the Josef and Anni Albers Foundation (USA), Whitechapel Gallery Londra (UK), Teatro della Tosse Genova (IT), Istituto Italiano di Cultura di Vienna (AT) e MAXXI museo delle arti del XXI secolo Roma (IT). Infine, Centrale Fies è stata spesso partner di vari progetti, sia per produzioni sia per debutti.
OHT è stata premiata per eccellenza artistica, con premi come Nuove Sensibilità per giovani registi teatrali (2008), premio Movin’Up per giovani artisti (2016 e 2017), OPER.A 20.21 Fringe (2017) e una nomina come Miglior Allestimento Scenico ai premi UBU (2018).
oht.art

Little Fun Palace di OHT | Office for a Human Theatre
idea Filippo Andreatta
collaborazioni artistica Salvatore Peluso
set-design Filippo Andreatta
costruzione Massimiliano RassuFranco Righi, Antonello Marzari
producer Laura Marinelli
co-produzione OHT, MAXXI museo nazionale delle arti del XXI secolo, Short Theatre festival, Terni festival
in collaborazione con MutaImago
© Flyle – Courtesy LanaLive 2019

Notes on Short Theatre 2020

Di cos’altro parla questo tuo lavoro, oltre ciò di cui racconti nella sinossi?

Credo che la roulotte, nella sua ultima versione di Scuola Nomadica, parli di allargare i confini della pratica teatrale ripensando la centralità e la perifericità dei suoi elementi. Credo che il teatro sia innanzitutto un luogo e quindi che sia possibile immaginarlo non solo attraverso i corpi che lo attraversano ma anche attraverso la sua intrinseca energia, i suoi campi magnetici.

Chi o cosa – di reale o immaginario, presente, passato o futuro – credi abbia contribuito al nascere di questo lavoro? Possiedi un oggetto o una traccia che lo racconta?

È difficilissimo dire come nasce un progetto, figuriamoci questo. Potrebbe essere da un’esperienza personale o dall’architettura radicale inglese degli anni ’70 o dalla mancanza di luoghi d’aggregazione nei teatri italiani o da altre ragioni che ignoro. Abbiamo tuttavia provato a raccontarlo in un libro pubblicato da un bookshop bellissimo di Venezia che si chiama bruno, come l’orso.

Cosa ti immagini dirai di questo lavoro tra quindici anni? E quindici anni fa, avresti mai immaginato di farlo?