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ST2019 – Visione d’insieme

XIV edizione
6 – 14 settembre 2019

ROMA
La Pelanda | WeGil | Teatro Argentina | Teatro India | Carrozzerie n.o.t.

“Visione d’insieme” – il titolo di Short Theatre 2019 – è l’espressione che si fa carico di schiudere il senso di un gesto che Short Theatre cerca di mettere in campo nel panorama culturale e artistico della città, e allo stesso tempo un’attitudine da praticare con rinnovato slancio. La visione d’insieme è capace di guardare attraverso e oltre i dettagli, i particolarismi e i tecnicismi, di raccogliere le tracce del reale nel loro emergere improvviso e disseminato, di tenere vicini e tracciare connessioni tra punti distanti dello spazio, allenandosi a rovesciare le prospettive e mantenendo vivo il percorso. “Visione d’insieme” vuole significare la postura di qualcosa accade e che si stratifica ma che sa mantenere uno sguardo aperto e inclusivo al resto, aggirando da un lato il timore della vicinanza e dall’altro la vertigine della classificazione. “Visione d’insieme” è la condizione epidermica dello stare insieme nel guardare, inventando nuovi modi di farlo, generando lingue creole che lo raccontino, praticando la possibilità di abbracciare la trasformazione, per quanto ampia e radicale possa essere, attraverso la cura del dettaglio.

Short Theatre 2019 cerca di assumere ancora una volta uno sguardo approfondito, partecipe, complesso, che possa restare sensibile nel momento dell’incontro con le cose. I linguaggi, i dispositivi, le questioni e i formati che le affrontano, così come le condizioni materiali: tutto si fa occasione di immaginare nuove possibilità del proprio innestarsi nel territorio, reinventando le forme di accadimento e di proposta. La 14esima edizione di Short Theatre vede infatti inaugurare un nuovo centro di vita del festival: i primi due giorni del festival – 6 e 7 settembre – si svolgeranno negli spazi di WEGIL. Lo storico palazzo di Trastevere riaperto dalla Regione Lazio al pubblico, con le sue forme razionaliste ideate dall’architetto Moretti nel 1933, incontra il presente della città e fornisce al festival lo spunto per riflettere sull’eredità architettonica del ventennio fascista e quella – forse mai davvero risolta – del colonialismo italiano.