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ST2019 – Visione d’insieme

VISIONE D’INSIEME


Finché non raggiungerai la verità, non potrai correggerla.

Ma se non la correggi, non la raggiungerai.
Nel frattempo, non rassegnarti.
Libro dei consigli
da Storia dell’assedio di Lisbona, J. Saramago, Einaudi

 

 

Alcuni racconti degli astronauti e le astronaute che hanno viaggiato nello spazio si assomigliano molto tra loro, perché parlano di uno stato – emotivo, psicologico, fisico – che sembra accomunare chi si trova in quella situazione oltre ogni ordinarietà che è il guardare la Terra dallo spazio. OVERVIEW EFFECT, così è stato definito. Ben al di là di ogni immagine poetica o figura retorica, l’esperienza di veder comparire la sfera terrestre, scintillante, immersa nel buio più profondo dell’universo e letteralmente appesa al vuoto, innesca nel cervello umano una reazione cognitiva che mescola corpo, emozione, razionalità. Uno stato che improvvisamente riconfigura l’esperienza pregressa di chi la prova. Qualcosa capace di riordinare le priorità, trasformando le distanze e riconsegnando al dettaglio il suo senso in relazione a ciò che gli sta intorno. Il cervello umano reagisce quindi plasticamente agli input che la pelle e la mente ci offrono. Tutto prende posto e si contagia in un agglomerato denso fatto di esperienze, sensazioni, pensieri, convinzioni, memorie, relazioni a cui non smettiamo di dare forma e che non smette di informarci a sua volta. Servirebbe fare un viaggio interstellare per poter godere tutt_ di quell’overview effect che ci posizioni in quel preciso punto da cui poter avere una complessa, sensibile, pervasiva visione d’insieme.

Forse uno dei modi che abbiamo a disposizione qui e ora è moltiplicare quegli input che aiutano a spaesarci, per poi così ritornare. Nutrire senza mai rassegnarci la possibilità di viaggiare nel magnifico, nell’ignoto, nel luminoso, nel colorato, facendolo da qui, nel nostro presente conficcato nello spazio fisico e collettivo in cui ci troviamo.

Un festival è in fondo uno dei luoghi in cui possiamo tentare questo esercizio di moltiplicazione dello sguardo. Un festival è un organismo che ricostruisce ogni volta un’identità mobile e complessa. Una pratica plurale che agisce come un’unica creatura dai molti arti, in un dialogo organico e continuo con la rete di pensieri, sguardi e gesti della comunità che lo anima. Un luogo in cui dare la parola alla creazione e alle intuizioni delle artiste e degli artisti: le performance, i workshop, le conversazioni, i dj set, il cinema, i progetti fuori formato sono altrettante occasioni di guardare altrove e meglio, di stupirsi, di confondersi, di innamorarsi. E allora l’insieme ci è sembrata la forma semplice di questa battagliera arrendevolezza al continuo mescolarsi delle prospettive, per ritrovarsi insieme a guardare nel modo più ampio possibile.

VISIONE D’INSIEME è un’espressione che invita a stare attraverso e oltre i dettagli, raccogliere le tracce del reale nel loro emergere improvviso, tessere connessioni tra punti distanti nello spazio e nel tempo, allenandosi a rovesciare le prospettive.

VISIONE D’INSIEME è la condizione epidermica del guardare inventando nuovi modi di farlo, generando lingue creole che lo raccontino. Farsi soggetti ovunque mischiati ad altri soggetti, punti di vista che incrociano linee di fuga, architetture che si trasformano in paesaggi, e viceversa. Ovunque l’azione, ovunque la visione, e sempre fare e disfare.

VISIONE D’INSIEME è futuro che si prefigura in un presente che si smaterializza nei suoi segni più evidenti, in forme che ancora non conosciamo e che vogliamo imparare a riconoscere. Interrogare i linguaggi, le idee, le forme sociali. Condividere esperienze e pratiche per formulare collettivamente nuove convenzioni, in una continua opera di ridefinizione di noi stessi e del tessuto in cui ci muoviamo. Riconoscere che fare cultura ora, non possa che essere un esercizio di azione politica, di interlocuzione comunitaria, di smarcamento linguistico. Praticare la visione d’insieme è un minuzioso affinare gli strumenti per interagire con quello che accade.

La 14esima edizione di Short Theatre cerca uno sguardo approfondito, partecipe, complesso, che possa restare sensibile nel momento dell’incontro con le cose. Ancora una volta chiediamo alla performance, al teatro, alla danza, alle conversazioni, alla musica di farsi interpreti ed interpretazioni del presente.

Quest’anno si rinnovano alcuni progetti nati nella scorsa edizione: la formazione e le condivisioni di Tempo Libero, le coabitazioni artistiche dei Progetti in residenza, la cura di uno spazio dedicato all’incontro e alla riflessione sulla creazione e le modalità produttive con la scena artistica metropolitana di Panorama Roma, l’emergere del tempo notturno e sovversivo della Controra.

In questa edizione inauguriamo poi un’importante sezione del festival, immaginata e costruita negli spazi di WeGil*. I primi due giorni di Short Theatre propongono una programmazione da attraversare tutta d’un fiato, informati sulla complessità di questo gesto: abitare e attraversare uno spazio partecipando a un movimento necessario di ri-significazione anti-fascista e anti-coloniale di un monumento che ne conserva alcuni segni imponenti. Farsi piattaforma di de-costruzione, insieme alle artiste e gli artisti invitate/i, insieme ad attiviste/i, scrittrici/tori, teorici/che, pubblico, cittadinanza: convocare una comunità per liberare lo spazio dai fantasmi.**

Tutto diventa occasione di immaginare nuove possibilità dell’innestarsi nel territorio, di modificare il reale, di stare a contatto con ciò che non sappiamo ancora indovinare e che pure ci sta accanto, di reinventare forme di coabitazione, all’interno di uno spazio e di un tempo che non esisterebbe senza la sua comunità – di artiste e artisti, spettatori e spettatrici, operatori e operatrici, di chi abita e di chi solo attraversa i nostri territori.

 

* WeGil è il nome dato agli spazi dell’Ex GIL a partire dalla sua riapertura a opera della Regione Lazio come spazio culturale polivalente, contenitore per mostre, spettacoli, arte e cultura. L’edificio dell’architetto Luigi Moretti inaugurò nel 1937 come sede dell’organizzazione fascista Gioventù Italiana del Littorio, attiva con questa funzione fino alle fine della Seconda Guerra Mondiale.
** cit. Igiaba Scego