Nel XIX secolo, un misterioso manoscritto firmato da una certa Ester, una giovane donna animata da fervore religioso, viene ritrovato nella campagna inglese. La scrittura racconta, attraverso una serie di diari e poesie d’amore, come Ester si consumi donandosi alle persone amate, fino a scomparire un giorno dal villaggio senza lasciare traccia. El corazón de Ester di Alberto Cortés si ispira a questo manoscritto e funziona come una confessione al pubblico, un rituale intimo della parola per redimerci insieme, spingendoci a ripensare i limiti della dedizione emotiva. Che tipo di usura provoca lo sguardo quando attraversa un corpo? Come gli occhi del pubblico agiscono sul corpo dell’artista, “oggetto” in vendita in un mercato capitalista? Il risultato è un corpo, come quello di Ester, consumato dall’amore in un processo di progressiva scomparsa – l’atto di amare lo spettatore come una dolce e lenta morte.
Di fronte a questa imminente scomparsa, il cuore di Ester si interroga: dobbiamo allora inventare nuove forme di devozione? Esiste una devozione queer che non implichi sacrificio? L’unica possibilità per superare l’usura della carne è forse trascenderla e raggiungere lo Spirito?
El corazón de Ester è un incantesimo, come quello di un apprendista stregone, che cerca di scomparire senza scomparire. A questo punto emergono le influenze di Simone Weil e di tutti i mistici e le mistiche della storia, e la scrittura di altre donne, come Emily Dickinson e le sorelle Brontë, María Zambrano e Anne Carson. El corazón de Ester è anche una celebrazione della dedizione al pubblico, una lettera d’amore e di venerazione dell’atto di sostenersi a vicenda nella performance. Per questo, proponiamo un patto di responsabilità collettiva: questo spettacolo andrà in scena per un massimo di 50 volte, e ogni volta il pubblico saprà il numero della rappresentazione a cui sta assistendo. Nella speranza che chi guarda diventi consapevole della sua magia. E che Ester sopravviva al sacrificio.
Questa è la performance X su 50.
Alberto Cortés (Málaga, 1983) Regista, drammaturgo e performer dei propri vagabondaggi creativi. Nel 2009 inizia il suo percorso nelle arti performative con una forma di drammaturgia ibrida e periferica, diventata sempre più sfrenata nel tempo. Da allora ha continuato a incrociare creatricɜ e amicɜ che hanno ispirato il suo cammino, producendo lavori in formati e discipline diverse nel tentativo di mantenere viva la speranza nell’intangibile e nell’umano. A un certo punto il suo percorso si è intrecciato con la poesia e con la costruzione di una relazione amorosa con il pubblico. Ha lavorato in contesti e festival internazionali come il Kunstenfestivaldesarts, il Festival d’Automne di Parigi e la Triennale di Milano, oltre che in numerosi festival e teatri in Spagna. Ha pubblicato Los montes son tuyos (2022), Siempre vengo de noche (2024) e Libro de las devociones (2026) con l’editore Continta Me Tienes, volumi che raccolgono i testi dei suoi ultimi lavori. I suoi testi sono stati pubblicati anche in francese e in italiano. Oggi incarna la propria identità di creatore, performer, regista, drammaturgo, compagno, insegnante, figlio, fratello, zio, amante e amico.
ideazione, drammaturgia, testo, regia e interpretazione Alberto Cortés
luci Benito Jiménez
suono Óscar Villegas
direzione musicale e violino Luz Prado
chitarra Adriano Galante
coro e piano proyectoeLe
direzione tecnica Cristina Bolívar
sovratitoli Marion Cousin
spazio scenico Víctor Colmenero Mir
pittura Miguel Oliver
costumi e assistenza di produzione Gloria Trenado
cappello Patricia Buffuna
accompagnamento al movimento Janet Novás
occhio esterno Amalia Fernández
fotografia Manu Rosaleny, Alejandra Amere
video Johann Pérez Viera
produzione El Mandaíto Producciones SL
co-produzione Centro de Cultura Contemporánea Condeduque, Kunstenfestivaldesarts, Grec 2026 Festival Barcelona, Festival d’Automne à Paris, Théâtre de la Bastille, Centre de les Arts Lliures de la Fundació Joan Brossa, Agencia Andaluza de Instituciones Culturales – Teatro Central y Tanzquartier Wien
con la collaborazione di Festival Citemor, CAMPO, Azala, Graner
progetto è sostenuto in parte da una sovvenzione di Acción Cultural Española (AC/E), ente pubblico statale
e con il sostegno della Real Academia de España en Roma
ph. Alejandra Amere