Antonio d’Egitto, un eremita ritirato nel deserto della Tebaide, è raggiunto da un suo discepolo, il giovane Ilarione di Gaza, il quale gli pone diverse domande che lo affliggono, ma le risposte del suo maestro anziché orientarlo lo sconcertano. Il deserto non offre appigli, e le uniche cose che si possono trovare sono i prodotti della propria mente, ma questa non è un luogo esclusivamente proprio, abitato com’è da immagini di ogni specie provenienti dal passato o da fantasmagorie fomentate. Lo avevano capito gli anacoreti di un tempo, che proprio nel deserto trovavano l’arena per combattere l’assedio di immagini mentali pullulanti e automatiche, e per piegare i pensieri alla dura realtà di quel luogo. Il deserto rivela la veduta anticipata della fine di tutte le cose e la polvere che ne rimane appare sterminata. Non c’è niente da vedere e niente si muove: tutto è già passato. Non resta che sperare di trovare soltanto in se stessi una novità. L’istinto a creare qualcosa che non c’è, rivela il bisogno di rappresentare il mondo, e non soltanto di utilizzarlo. Claudia Castellucci / Compagnia Mòra in L’Infinito Carnale – Dialogo tra Antonio d’Egitto e Ilarione di Gaza dispone un duello tra danza e deserto, con la sua povertà di varianti temporali, panoramiche e materiche riprendendo l’antica forma espressiva della pantomima, qui resa evidente da un dialogo che corrisponde ai movimenti dellɜ due interpreti in guisa di musica.
Formatasi nelle arti visive, Claudia Castellucci nel 1981 fonda con il fratello Romeo, Chiara Guidi e altri la Societas Raffaello Sanzio, compagnia teatrale che si afferma nel mondo per un’idea di teatro prevalentemente basata sulla potenza visiva, plastica e sonora. Quando, nel 2006, la Compagnia vede lɜ artistɜ che la compongono intraprendere ricerche distinte, Claudia Castellucci prosegue la sua relazione con l’arte plastica nella produzione di opere legate a una pratica filosofica basata sul ritmo, che la spinge anche a fondare diverse scuole d’impronta antica, riferite cioè al piacere della conoscenza e non alla formazione: Scuola teatrica della discesa (1989-93); Stoa (2003-07) e Mòra (2015-19). Nel 2011 conduce l’École du rythme a Bordeaux, in occasione della Biennale di Arte Urbana. Dal 2014 dirige in tutto il mondo, dopo l’avvio ad Atene, le Esercitazioni di Movimento Ritmico. Tra i suoi testi: Uovo di bocca (Bollati Boringhieri 2000), Setta Scuola di tecnica drammatica (Quodlibet 2015), e Bollettini della Danza (Edizioni Sete 2019). Nel 2020 riceve il Leone d’Argento dalla Biennale Danza di Venezia.
Mòra è il nome della più piccola pausa, secondo la nomenclatura di Agostino, utile a distinguere due suoni, e dunque principio del ritmo, che è stato il principale asse di interesse per Claudia Castellucci, sia nella produzione drammatica, in seno alla Societas Raffaello Sanzio, sia nelle Scuole di movimento ritmico da lei create. Ed è proprio Scuola Mòra (2015-19) a determinare la nascita della Compagnia Mòra, un insieme stabile di danzatori e danzatrici che fondano l’interpretazione su un rapporto di fiducia reciproco, che rivela le singole personalità: Sissj Bassani, Silvia Ciancimino, Guillermo de Cabanyes, René Ramos, Francesca Siracusa, Pier Paolo Zimmermann. La Compagnia realizza Verso la specie, danza che prende a modello la metrica della poesia greca arcaica e il movimento dei cavalli; All’inizio della città di Roma, che tratta le prime transazioni sociali di un’umanità alle prese con la vita urbana di massa, e Il trattamento delle onde, danza basata sul suono ‘spettrale’ delle campane, cioè prolungato in un tempo oltre misura; Fisica dell’aspra comunione, costruita su Le Catalogue d’Oiseaux di Olivier Messiaen, con l’esecuzione al pianoforte dal vivo. In questa occasione Claudia Castellucci ha ricevuto nel 2020 il riconoscimento del Leone d’Argento per la Sezione Danza della Biennale di Venezia diretta da Marie Chouinard. È del 2021 La nuova Abitudine, una danza ispirata ai canti ortodossi della tradizione liturgica Znamenny del XVI secolo, eseguiti dal vivo da un coro di San Pietroburgo o di Sofia. Il carattere principale della Compagnia Mòra sta nel suo privilegiare la dimensione temporale della coreografia, che si riflette in una esatta sequela dello schema musicale. Tuttavia il rigore della corrispondenza tra atto e suono non si risolve in sincronia: la danza plasma il tempo con il ritmo, specialmente studiandone il suo lato più in ombra: la pausa e i passaggi tra le figure. Questo interesse determina uno sbilanciamento dell’interpretazione verso un atteggiamento ginnico, che chiama in causa la necessità di prendere decisioni momento dopo momento, in modo vero e attuale, in una flagranza che rende fisicamente vere le azioni artificiali.
interpreti Sissj Bassani, Pier Paolo Zimmermann
dialogo, coreografia e scene Claudia Castellucci
composizione sonora e musicale Stefano Bartolini
recitazione del dialogo Adele Masciello, Pier Paolo Zimmermann
luci Gianni Staropoli
tecnica e adattamento Francesca Di Serio
abiti dell’epilogo Haimana, Moldova
organizzazione e distribuzione Camilla Ferrazzi
produzione Teatro Metastasio di Prato; Societas, Cesena
Claudia Castellucci / Compagnia Mòra
ph. Luca Del Pia