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giovedì 10 | 20:00 - 22:00
La Pelanda - Zona Esterna
performance
2 h

ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

Cosmesi

Cosmesi fa un buco deluxe

A giugno del 2018 abbiamo realizzato un disco di otto canzoni pop, suonate, scritte e cantate interamente da noi che però siamo due artisti visivi e performer che non hanno mai suonato uno strumento.
Nel riallacciare un rapporto con il fare, nell’immaginare un’azione sintetica e simbolica, ci siamo immaginati a scavare come i bambini sulla spiaggia, come il nostro buco in banca, come le fondamenta di una casa o scavarci la fossa. allora Cosmesi fa un buco è un buco scavato da Cosmesi. Durante lo scavo accadono le canzoni, nella difficoltà del nostro non saper suonare le nostre canzoni. Cosmesi fa è un travestimento. Una miscela impossibile: la sovrapposizione di due mondi, ritrovarsi a reggere la parte dell’impostore e ignorare il limite, fare finta.

Cosmesi nasce 17 anni fa; è un gruppo fondato da Eva Geatti e Nicola Toffolini che da sempre collabora con differenti artisti per sviluppare progetti ibridi nel contesto del teatro, dell’installazione e della performance. Il primo lavoro del 2003 aveva un titolo molto lungo, mentre l’ultima produzione (che ha debuttato al festival Ipernatural – Drodesera nel 2019) si intitola Cosmesi fa un buco, ultimo tassello di un progetto che ne contiene tanti altri (un disco, un live, un videoclip…).

di Eva Geatti, Nicola Toffolini e Marcello Batelli
musica e testi Eva Geatti e Nicola Toffolini
audio Marcello Batelli
grafiche Alberto Merlin
prodotto da Cosmesi, 2019
in collaborazione con Centrale Fies

 

© Alessandro Sala courtesy of Centrale Fies

Notes on Short Theatre 2020

Di cos’altro parla questo tuo lavoro, oltre ciò di cui racconti nella sinossi?

Ci sono in segreto, credo, i tre becchini di Amleto. Cosmesi fa un buco è nato come un gesto giocoso, surreale, estremamente concreto, lontano da quel fare più astratto che ci aveva impegnati nel comporre il disco. Quando mi è capitato di rileggere quello che si dicono quei tre becchini devo dire che è stato parecchio illuminante: sono i ragionamenti delle mani, parlano della morte e della vita con la zappa in mano, dentro la materia terra. Poi cantano mentre scavano! Forse, il retro del lavoro è proprio quello.

Chi o cosa – di reale o immaginario, presente, passato o futuro – credi abbia contribuito al nascere di questo lavoro?
Cosa ti immagini dirai di questo lavoro tra quindici anni? E quindici anni fa, avresti mai immaginato di farlo?

Eva Parto al contrario. Quindici anni fa credevo moltissimo nell’esistenza del teatro (di conseguenza non avrei mai immaginato di trovarmi a scavare un buco cantando dei pezzi pop scritti con la mia compagnia). Tutto era costruzione, aggiunta, formare del senso dentro il riferimento del teatro proprio.
Tra quindici anni dirò che questo lavoro e l’avventura che ci sta attorno sono stati fondamentali per fondare la mia prestigiosa azienda di archeologia bizzarra… chissà.

Nicola Quindici anni fa non mi sarebbe mai, ma proprio mai passato nell’anticamera del cervello di cantare e nemmeno di improvvisare all’interno di un nostro lavoro. Tra quindici anni spero di essere in Grecia a fare retsina e probabilmente dirò che questo tempo di Cosmesi FA (un Disco, un Live, un Video-Clip, un Buco…) mi ha permesso il superamento di un sacco di sciocchi limiti.