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lunedì 7 – domenica 13 | 19:00 - 24:00
La Pelanda - Galleria
installazione

in inglese con traduzione in italiano

ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

Forensic Oceanography

Liquid Violence

Dal 2011, Forensic Oceanography – progetto della Forensic Architecture agency (Goldsmiths – University of London) –  indaga in maniera critica il regime militarizzato dei confini imposto dagli Stati Europei lungo le frontiere marittime dell’Unione, analizzandone gli elementi politici, spaziali ed estetici che hanno trasformato le acque del Mediterraneo in un liquido letale per quei migranti, considerati illegali, che cercano di attraversarlo.

Unendo le testimonianze umane alle tracce lasciate da sensori digitali, quali radar, immagini da satellite e sistemi per la localizzazione delle imbarcazioni, Forensic Oceanography mobilita contro la loro stessa natura quegli strumenti solitamente utilizzati per la sorveglianza, con l’obiettivo di contestare tanto la violenza dei confini quanto il regime estetico, la narrazione visiva, su cui questa sorveglianza militare si fonda. Se la violenza dei confini europei sfrutta specifiche strategie di in-visibilizzazione e rimozione, lottare per i diritti dei migranti significa sfidare i confini di ciò che può essere visto e ascoltato.

A Short Theatre 2020, Forensic Oceanography presenta quattro ricerche/indagini sviluppate negli ultimi nove anni, ognuna delle quali affronta una specifica modalità di violenza di frontiera. L’installazione consiste in quattro opere video, una per ogni indagine; una rappresentazione grafica della cronologia temporale che situa le diverse indagini all’interno dell’andamento, molto oscillante negli anni, del controllo dei confini e della (non) assistenza in mare, e mette in evidenza le drammatiche conseguenze di questo modello per la vita dei migranti; infine, un archivio dei materiali di ricerca, contenente i vari rapporti di Forensic Oceanography e le interviste – video che sono servite come base di tutta la ricerca. Nel complesso, l’installazione cerca di svelare l’instabile regime estetico operante sulla frontiera mediterranea, soffermandosi sulle questioni etiche e sulle sfide politiche che riguardano la rappresentazione della violenza.


Lunedì 7 settembre alle ore 19:30, Short Theatre ospiterà l’incontro Immagini alla deriva in occasione dell’opening di Liquid Violence di Forensic Oceanography con Lorenzo Pezzani, Annalisa Camilli, Françoise Vergès, Elsa Dorlin, Angelica Pesarini e online: Camilla Hawthorne. L’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria su Eventbrite. Per info vedi il programma di OHT/Little Fun Palace.

Forensic Oceanography, Liquid Traces – The Left-to-die Boat Case (2014)

Nel marzo del 2011, durante l’intervento militare della NATO in Libia, 72 passeggeri hanno lasciato la costa libica dirigendosi verso l’Italia a bordo di un piccolo gommone. Nonostante i numerosi segnali di soccorso che trasmettevano la loro posizione, e le ripetute interazioni con almeno un elicottero militare e una nave militare, sono stati lasciati alla deriva per 14 giorni. Come risultato dell’in-azione di tutti gli attori istituzionali coinvolti, solo nove dei passeggeri sono sopravvissuti. Combinando le loro testimonianze con i dati tecnici dei venti e delle correnti marine e con le immagini satellitari, Forensic Oceanography ha ricostruito le tracce liquide di questo evento, producendo un rapporto che è servito come base per diverse instanze legali.

progetto di Charles Heller, Lorenzo Pezzani, Richard Limeburner, Samaneh Moafi, Rossana Padeletti
prodotto nell’ambito di Forensic Architecture con il supporto della House of World Cultures (HKW)

Forensic Oceanography, Death by Rescue – The EU’s Lethal Policies of Non-assistance (2016)

L’indagine “Death by Rescue” si concentra su due naufragi che hanno avuto luogo il 12 e 18 aprile 2015. Entrambi i naufragi sono avvenuti durante i tentativi di salvataggio da parte di navi commerciali, e hanno portato alla perdita di oltre 1200 vite in totale. Partendo dalla ricostruzione di questi casi, ma mobilitando anche una analisi forense delle politiche in gioco, Forensic Oceanography dimostra che mettendo fine all’operazione “umanitaria e di sicurezza” Mare Nostrum, l’Italia e l’UE hanno attuato una politica di non assistenza attraverso la quale hanno consapevolmente creato una letale lacuna del salvataggio che ha reso inevitabili questi naufragi.

progetto di Charles Heller, Lorenzo Pezzani, Richard Limeburner, Sabine Llewellyn, Samaneh Moafi, Rossana Padeletti, Laure Vermeersch
prodotto nell’ambito del ESRC funded Precarious Trajectories research project con il supporto del Economic and Social Research Council (ESRC)

Forensic Oceanography and Forensic Architecture, The Crime of Rescue – The Iuventa Case (2018)

Il 2 agosto del 201, la nave Iuventa dell’ONG tedesca Jugend Rettet (‘Youth Rescue’) è stata sequestrata dalla magistratura italiana con l’accusa di “favoreggiamento dell’immigrazione illegale” e collusione con i trafficanti. Questa controindagine confuta la versione delle autorità. Mentre queste ultime operano decontestualizzando elementi fattuali e ricombinandoli in una catena spuria di eventi, l’analisi tenta invece di incrociare tutti gli elementi di prova in un modello spazio-temporale coerente. Questo video è stato parte della difesa legale di Jugend Rettet. La Iuventa è ancora oggi sotto la custodia della polizia italiana nel porto di Trapani, in Sicilia.

progetto di Forensic Oceanography: Charles Heller, Lorenzo Pezzani, Rossana Padaletti, Richard Limeburner
e di Forensic Architecture: Nathan Su, Christina Varvia, Eyal Weizman, Grace Quah
prodotto con il supporto di Borderline Europe, WatchTheMed platform e Transmediale

Forensic Oceanography and Forensic Architecture, Mare Clausum – The Sea Watch vs Libyan Coast Guard Case (2018)

Il 6 novembre 2017, l’ONG Sea Watch e la guardia costiera libica sono state coinvolte in uno scontro dopo che a entrambe è stato chiesto di salvare una barca che trasportava più di 130 migranti. Sea Watch è riuscita a recuperare 59 persone e a portarle in Italia, mentre altri 47 passeggeri sono stati violentemente trascinati in Libia, dove diversi sono stati oggetto di gravi violazioni dei diritti umani. Almeno 20 passeggeri sono morti prima e durante il soccorso. La ricostruzione video offre un esempio lampante degli esiti letali della politica di esternalizzazione del controllo delle frontiere dell’Italia e dell’UE. Questa indagine è servita come base per una istanza legale contro l’Italia presentata alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

progetto di Forensic Oceanography: Charles Heller, Lorenzo Pezzani, Rossana Padeletti
e di Forensic Architecture: Stefan Laxness, Stefanos Levidis, Grace Quah, Nathan Su, Samaneh Moafi, Christina Varvia, Eyal Weizman
prodotto con il supporto di WatchTheMed platform, Swiss National Science Foundation e Republic and Canton of Geneva

Charles Heller (Svizzera, 1981) è un ricercatore e filmmaker che da tempo dedica il suo lavoro alle politiche migratorie. Nel 2015 ha conseguito un Ph.D. in Research Architecture presso la  Goldsmiths University di Londra. Attualmente è ricercatore al Graduate Institute di studi internazionali e dello sviluppo di Ginevra.
Lorenzo Pezzani (Italia, 1982) è architetto e ricercatore. Nel 2015 ha completato il suo Ph.D. in Research Architecture presso la Goldsmiths University di Londra, dove ora lavora come Lecturer e  dirige il MA in Forensic Architecture. Si occupa di politiche spaziali e culture visuali della migrazioni, con attenzione particolare alla geografia degli oceani.
Charles Heller e Lorenzo Pezzani, che lavorano insieme dal 2011, sono co-fondatori del progetto Forensic Oceanography. Un progetto che indaga  in maniera critica il regime militarizzato dei confini e le politiche migratorie nel Mar Mediterraneo. Il loro lavoro di ricerca ha prodotto report sui diritti umani, articoli accademici così come video che vengono esposti internazionalmente.
forensic-architecture.org/forensic-oceanography

Liquid Violence, Forensic Oceanography (2020)
© Forensic Oceanography and Forensic Architecture. Film still Mare Clausum – The Sea Watch vs Libyan Coast Guard Case, 2018, 28 min.

Notes on Short Theatre 2020

Di cos’altro parla questo tuo lavoro, oltre ciò di cui racconti nella sinossi?

Se da una parte la maggior parte del nostro lavoro si concentra sulla violenza dei confini, tuttavia questo stesso non esisterebbe senza l’incredibile coraggio di chi rifiuta l’esistenza dei confini e decide comunque di attraversare il mare, così come di chi agisce in solidarietà con queste persone. Questo lavoro riguarda anche loro e il mondo che ci permettono di immaginare.

 

Chi o cosa – di reale o immaginario, presente, passato o futuro – credi abbia contribuito al nascere di questo lavoro?

Gli smartphone sono diventati un simbolo delle migrazioni globali. Fanno parte di ciò che è stato definito “mobile commons”: tutti quegli strumenti, conoscenze pratiche e strategie organizzative impiegate dai/lle migranti per superare le limitazioni imposte alla loro mobilità. Sono anche diventati i simboli di un nuovo sistema di documentazione e produzione di prove, che permette di smentire le narrazioni ufficiali dello stato e delle imprese e di sfidare la tirannia della loro verità.

 

Cosa ti immagini dirai di questo lavoro tra quindici anni? E quindici anni fa, avresti mai immaginato di farlo?

Spero che ci sarà un giorno in cui potremo ripensare alla morte dei/lle migranti nel Mediterraneo come un ricordo del passato ma, d’altra parte, temo che questo non accadrà nei prossimi quindici anni. Da quando i/le migranti hanno iniziato a morire nel Mediterraneo, già più di 30 anni fa, in molti hanno denunciato ciò che stava accadendo in mare. Eppure il nostro progetto è emerso sulla scia delle cosiddette rivolte arabe e delle richieste che portavano con sé. Non avrei potuto immaginare questo lavoro senza quello specifico momento di rottura.