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©MARC_DOMAGE

giovedì 10 | 19:00
La Pelanda - Galleria
performance
1 h

prima nazionale

5€ + 1€ d.p.
Biglietti

Volmir Cordeiro

Rua

Il pezzo Rua, del brasiliano Volmir Cordeiro, potrebbe essere visto come un ritratto carnevalesco della vita quotidiana della strada. Rua è stato creato in collaborazione con il percussionista brasiliano Washington Timbo. I due insieme vanno alla ricerca di improbabili relazioni in cui suono, corpo e movimento riescono a far emergere una serie di domande legate alla rabbia delle strade e alla nostra memoria collettiva.

Attraverso il movimento, Volmir Cordeiro offre il corpo nella forma di brevi poesie. Volmir ha inserito alcune dei testi poetici di Bertolt Brecht sulla guerra il cui formato è breve, potente e tematico. Il tamburo scandisce il ritmo della scrittura e dei movimenti. Crea tagli, sospensioni e amplificazioni. I movimenti di Volmir Cordeiro sono astratti ed esagerati, lontani dalla norma degli standard della danza classica e contemporanea. Con la forte presenza e l’impressionante resistenza di Timbo e Cordeiro, tengono il pubblico dall’inizio alla fine, creando un vivace ritratto del nostro paesaggio urbano universale: le strade.

 

Rua di Volmir Cordeiro è presentato a Short Theatre 2020 grazie alla collaborazione con Materiais Diversos nell’ambito del Displacement of Festival / More Than This.

Nato nel 1987 in Brasile, Volmir Cordeiro si è laureato in Teatro e ha lavorato con i coreografi brasiliani Alejandro Ahmed, Cristina Moura e Lia Rodrigues. Volmir Cordeiro si è laureato nel 2012 presso il Essais, Angers Choreographic Centerʼs experimental dance training, con Céu, un’acclamata opera solista con cui è stato ospite di numerosi festival di danza in Europa e in Brasile. Al momento sta elaborando la sua tesi di PhD sulle figure della marginalità nella danza contemporanea. Di recente ha chiuso un ciclo di opere composto da tre assolo: Céu, Inês e Rue (creati nell’ottobre 2015 al Musée du Louvre, in collaborazione con FIAC). Volmir Cordeiro è stato artista associato della Ménagerie de Verre nel 2015 e dal 2017 è artista associato del Centre National de la Danse (CND – Pantin).
Washington Timbó è un danzatore, musicista, pedagogo e coreografo brasiliano. Come danzatore lavora con la compagnia Abieié De Irineu Nogueira e con diversi gruppi di samba, tra i quali Samba de Vela.
La sua pedagogia ruota intorno alle danze tradizionali afro-brasiliane ispirandosi ai movimenti degli Orixàs e dei loro legami con la natura. Nel 2015 inizia la sua collaborazione con Volmir Cordeiro.
volmircordeiro.com

coreografia  e performance Volmir Cordeiro e Washington Timbó
produzione, tour manager, amministrazione Manakin ProductionLauren Boyer e Leslie Perrin
nell’ambito di More Than This
©Marc Domage

Notes on Short Theatre 2020

Di cos’altro parla questo tuo lavoro, oltre ciò di cui racconti nella sinossi?

Rua è una danza di tensione e riconciliazione tra due differenti corpi , racchiudendo specifiche realtà culturali e percepite estreme nella gerarchia sociale. Rua è una danza in cui sottomissione e dominio si scontrano ripetutamente, dove i ruoli cambiano, invertendo le prospettive per produrre un’identità in continua evoluzione. Rua è una combinazione tra il silenzio e il tamburo, il movimento e la poesia, la parola e la voce, la paura e la gioia, la sensazione individuale e il panorama sociale. Per ogni scena, la motivazione arriva da una poesia diversa di Bertolt Brecht dal suo libro The ABC of war, che discute la nostra vicinanza e distanza come corpi umani che vivono in una sfera pubblica e che affrontano la nostra paura / resistenza dell’alterità.

Chi o cosa – di reale o immaginario, presente, passato o futuro – credi abbia contribuito al nascere di questo lavoro?

Il primo contributo viene da noi stessi, Washington Timbó ed Io. Il secondo, da tutte le persone che hanno lavorato con noi durante l’elaborazione ed ora durante le performance in diverse parti del mondo: è nel rafforzamento di questa micro-società che questo lavoro prende forma. Un altro contributo importante arriva quando la performance incontra il pubblico in ogni singolo contesto in tutto il mondo. Il fatto che lavoriamo in musei, strade, piazze, parcheggi, giardini, ci avvicina ad una audiance mista, composta da un ampio spettro di realtà – e non necessariamente interessato al piccolo contesto di danza / teatro. In un certo senso Rua contribuisce ad amplificare l’accesso alla danza e al dibattito su come vivere insieme – anche se siamo costantemente obbligati a distanziarci gli uni dagli altri, a nascondere i nostri volti, a essere puliti. Ciò che interessa questo pezzo è il confronto con la nostra difficoltà a sostenere la differenza; la capacità di convivere con valori o persone o sentimenti o vicini o cose con cui non abbiamo scelto di convivere; l’intensificazione del nostro mutuo riconoscimento attraverso il gesto di guardarci l’un l’altro e trovare le somiglianze e le differenze, una proiezione familiare e strana. Infine, questo pezzo è interessato ad estendersi nella merda di questa società razzista, omofobica e sessista per cercare di distruggere la continuità delle insopportabili disuguaglianze di questi corpi.

Cosa ti immagini dirai di questo lavoro tra quindici anni? E quindici anni fa, avresti mai immaginato di farlo?

Sì, lo farei. Fin dall’inizio dei miei studi di teatro e danza, sono stato influenzato dalle relazioni sociali e dallo spazio di libertà in una società molto restrittiva. Come artista, mi interessa sapere come la vita normativa cerca di penetrare me stesso, di disturbarmi, di distruggere i miei sentimenti e di come posso inventare meccanismi di resistenza attraverso la collettività, essere capace di lottare per un buon tipo di organizzazione politica e per generi di sentimenti buoni di fronte a un buon tipo di libertà per il bene tipi di sentimenti di fronte a un buon tipo di libertà.

Quando decido di far fronte a queste interferenze normative, sento il legittimazione della libertà. È la condizione prima del rischio di sentire che conduco la mia vita ed i limiti della mia libertà – e ricordare che la mia vita e la mia libertà possono anche condurmi. Quindi, è un progetto per produrre rischio, precarietà e vulnerabilità ovunque, in ogni momento. Ed è impossibile pensare alla libertà fuori da questa cornice. Penso che tra un paio d’anni starò ancora cercando queste nozioni perché non credo che stiamo trasformando le relazioni sociali abbastanza al punto da poterci liberare di queste preoccupazioni.

Questa è la mia posizione artistica: attualizzare continuamente I miei sentimenti di fronte alla crisi sociale e trovare i gesti poetici in grado di interrogare le nostre decisioni comuni e il futuro delle nostre vite.