9 settembre | h 17.30
La Pelanda - Mattatoio | Tettoia

talk


ANTICIPATION OF THE NIGHT

Ingresso gratuito con prenotazione

Annalisa Sacchi + Bridget Ohabuche + Adil Mauro

Saidiya Hartman: parentele oceaniche e fabulazione critica

Se vuoi ascoltare l’audiodescrizione di questa pagina clicca qui.


Una delle storie che Saidiya Hartman ricostruisce in Lose Your Mother riguarda una ragazza torturata a morte su una nave schiavista britannica, probabilmente perché si era rifiutata di danzare nuda per il capitano. Tra le cronache che costituiscono le fonti di Hartman, una in particolare menziona fuggevolmente un’altra ragazza presente sulla nave, appellata col nome di Venus. Hartman comincia a essere perseguitata dal pensiero di questa ragazza dopo aver pubblicato il libro, e dalla frustrazione per non aver trovato nessuna notizia che ne facesse riemergere la storia. Comincia così a elaborare l’idea di una fabulazione critica in cui lavora alla ri-mediazione delle storie annegate e degli archivi allagati della tratta, utilizzando il mezzo della fiction per immaginare non solo ciò che è stato, ma anche ciò che potrebbe essere, intrecciando fili di parentele oceaniche, connettendo brandelli di tracce e dissestando la normatività della “ricostruzione storica”.
Hartman dichiara che, laddove gli archivi ufficiali trattengono memorie minime e lacunose delle vite diasporiche, l’intervento critico permette di ricostruire finzioni profondamente verosimili, fondate su un’estrema prossimità a un lavoro di microstoria, ma completamente autorizzate a intervenire con narrazioni fictional per introdurre nel presente storie nascoste o cancellate.
Il lavoro di ricostruzione del passato accoglie così incertezze e finzioni, riconosce la violenza dell’archivio in quanto luogo di registrazione del potere, ma anche forma straordinariamente elastica grazie ai silenzi, alle zone vuote, alle parti allagate. L’archivio stesso diventa in questa prospettiva uno spazio performativo, costituito dalla perdita e dall’enactment, oltre che dalla presenza. La scrittura del passato permette una rimediazione della violenza in cui la bellezza è usata come “pratica e metodo”, in opposizione al canone che la impone in quanto discorso e insieme di valori fortemente strutturato da una storia coloniale, patriarcale e razzista (Annalisa Sacchi).

Punto di partenza dell’incontro sarà il libro di Saidiya Hartman, Perdi la madre. Un viaggio lungo la rotta atlantica degli schiavi, trad. it. di V. Gennari, Tamu 2021.

 


Anticipation of the Night spazio discorsivo che si accende ogni giorno nel tardo pomeriggio.

Puoi ripercorrere l’incontro qui o sul canale YouTube di Short Theatre.


Annalisa Sacchi è professoressa ordinaria e direttrice del programma di Laurea in Teatro e Arti Performative presso l’Università Iuav di Venezia. È la principal investigator del progetto ERC Starting Grant INCOMMON: In Praise of Community: Shared Creativity in the Arts and Politics in Italy (1959–1979). Ha svolto attività di ricerca presso la Queen Mary University, il Warburg Institute e l’University College London; la New York University (TischDepartment of the Arts) e l’Università di Harvard (fellowship Lauro de Bosis), dove è stata docente dal 2012 al 2014. Tra i suoi libri vi sono In Fiamme: La performance nello spazio delle lotte (1967-1979) (a cura di Ilenia Caleo e Piersandra Di Matteo, 2021), La performance della memoria (con F. Bortoletti, 2018), Il posto del re. Estetiche del teatro di regia nel modernismo e nel contemporaneo (2012) e Itinera. Trajectoires de la forme Tragedia Endogonidia (con E. Pitozzi, 2008). Dal 2018 è stata nominata Esperta Nazionale Italiana per il Programma di Marie Skłodowska-Curie nel quadro di Horizon Europe.

Bridget Ohabuche è attivista per i diritti delle donne e co-fondatrice del Collettivo Afrofemminista Nwanyi, è di origini nigeriane e vive in Italia dal 2008. Laureata in Scienze politiche, Relazioni Internazionali e Diritti umani presso l’Università degli studi di Padova nel 2016, ed è attualmente una studentessa presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma Tre. Ha svolto diversi lavori nell’ambito della migrazione ed assistenza alle persone vulnerabili. Ha collaborato come giornalista freelance per il Manifesto e Voci globali. Ha scritto diversi articoli con focus su afrofemminismo e le donne nere. Partecipa attivamente alla lotta intersezionale contro la discriminazione di genere e razzismo.

Adil Mauro è un giornalista professionista nato a Roma da padre italiano e madre somala. Dopo la laurea in DAMS (indirizzo cinema, televisione e nuovi media) all’Università degli Studi Roma Tre, inizia a collaborare con diverse testate online occupandosi soprattutto di cultura e politica.
Negli ultimi anni ha lavorato come freelance per L’Espresso, Internazionale, Rolling Stone Italia, Valigia Blu, L’Essenziale, VICE Italia e Jacobin Italia.
Dal febbraio 2020 ha un podcast, La stanza di Adil, uno spazio virtuale dove incontra persone e condivide storie legate all’attualità e al mondo della cultura.


in collaborazione con QuestaèRoma