COMBIN/AZIONI

Percuotere il suono

conversazione con Enrico Malatesta

La tua ricerca estende le possibilità soniche e multimateriche degli strumenti a percussione tramite tecniche gestuali, oggetti e materie in grado di realizzare complessi spessori poliritmici che intercorrono tra performer, spazio, ambiente e strumento. Come si declina, nella tua pratica, il rapporto tra materia e materialità alla ricerca di sonorità impreviste e non collaudate?

EM La musique concrète è un’espressione musicale correlata alla musica contemporanea che, secondo molti, ebbe origine dalle esperienze del compositore francese Pierre Schaeffer. Basata su suoni preesistenti emersi, come esperienza artistica e culturale, in accordo alla possibilità di registrare il suono, manipolarlo a fini compositivi e proiettarlo nello spazio attraverso vari altoparlanti. Sono un percussionista e come tale sono esposto alla relazione tra suono e ritmicità, tra risonanza dello strumento e vibrazione superficiale del materiale che lo definisce. La mia ricerca non si orienta direttamente alla tecnologia audio, a nulla che si possa definire concreto in termini musicali e non ho nessun proposito di manipolazione del suono, sia esso acustico, elettrico o elettronico. Sono sempre stato attratto dalla possibilità di aberrare gli strumenti musicali che uso cercando di rovinarne l’identità organologica e valorizzare il fatto che l’energia di un materiale e la responsività della sua superficie non si possono davvero addomesticare. Sono interessato più all’atto di percuotere e alle superfici, che alla musica o alla composizione e questo mi colloca, come percussionista, tra discipline diverse: musica, performance, indagine territoriale e, più in generale, a tutte le pratiche in cui posso indagare le relazioni tra suono, spazio e movimento – con particolare attenzione alle modalità di ascolto, alle affordances degli strumenti e al poliritmo, inteso come definizione di informazioni multiple attraverso un approccio ecologico e sostenibile all’atto percussivo.

I Lift One Stone and I Am Thinking – titolo molto suggestivo e in linea con il tema di questa edizione del festival – è il progetto che presenti a Short Theatre e che trae ispirazione dalla ricerca che da anni conduci su Robert Lax, poeta americano praticamente sconosciuto in Italia, non tradotto (fatta eccezione per alcune poesie). Ti va di raccontarci la scoperta di questo autore? Quali sono le caratteristiche della sua figura e della sua produzione poetica? Quali dimensioni rispetto al suono lo rendono così importante per te e la tua pratica?

EM Devo l’incontro con il lavoro di Robert Lax a Francesco Bergamo. Leggendo alcuni testi di Poems (1962 – 1997) di Robert Lax, pubblicato da Wave Books mi sono imbattuto in questo poesia:

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L’ho letta una sola volta ed è stato come sentirsi finalmente a casa, quella sensazione familiare e allo stesso tempo straniante di un ritorno. La scelta delle parole, la loro posizione nello spazio della pagina, il bianco della carta che imparte i caratteri della scrittura sono semplicemente meravigliosi; una semplicità dimessa, decorticata dalla retorica e dall’afflizione di grandi tematiche, una povertà potente che non abbisogna di spiegazioni. Credo sia importante favorire la diffusione di una bellezza che non produce riferimenti certi e che ognuno può custodire, senza scopo.
Il titolo è una parte del testo di [one stone] presente nella raccolta New Poems (1962).

La performance che presenterai a Short è workshop-based. Durante l’azione con i/le partecipanti si entra in dialogo con la poesia di Lax, in connessione con i suoni ambientali generati dal contesto che abiterete, il parco Sangalli di Torpignattara. Come lavorerai per questo progetto? In che modo la città, la vita urbana entra nella tessitura acustica che verrà composta?

EM L’idea del progetto è di gettare le basi per un reading in cui il testo diventa suono e il suono diventa testo. La proposta di condivisione riguarda la creazione di una lettura collettiva svolta in situ e in movimento, durante la quale i testi vengono utilizzati sia come suono, sia come indicazione per la realizzazione di azioni performative e sonore. I/le partecipanti al workshop, dopo una breve introduzione al lavoro dello scrittore americano, riceveranno alcuni testi e lavoreranno sia sull’atto di pronunciare i Poems, utilizzando la propria voce in relazione al corpo e allo spazio, sia sull’atto di agire le parole dei testi, dando inizio a momenti performativi che partono dalla parola e la oltrepassano.
Entrambe le possibilità – dire e agire – verranno ulteriormente sostenute da_ partecipanti stess_ i/le quali, sfruttando i found sounds presenti in situ, attueranno una sonorizzazione autonoma del reading. Valorizzare le possibilità sonore presenti in un sito non riguarda esclusivamente ciò che un corpo può fare in quel contesto, ma anche valorizzare l’esposizione del corpo ai pattern sonori più vasti del contesto stesso. Un parco è fatto di molteplici traiettorie sociali e ambientali ed è parte di una tensione urbana/urbanistica che lo rende, di fatto, un ricettore di energie molto diverse e mutevoli. Oltre al lavoro sul testo, un invito per tutt_ è quello di ascoltarsi nell’atto di produrre suono all’interno di un flusso continuo e instabile di produzione di suoni: la città.
La presenza di alcuni dispositivi di registrazione e riproduzione del suono portatili creerà un ulteriore suono al reading a cura del sound artist Renato Grieco il quale sosterrà e amplierà le possibilità di ascolto sia dei partecipanti, sia del suono del Parco Sangalli.

Cos’è per te una poetica dell’ascolto?

EM Un ascolto che non conclude, un ascolto che danza dal corpo al mondo che lo circonda, un ascolto che tratta i suoni come l’aria mossa dal respiro.


Robert Lax (1915-2000) era un poeta che dava la stessa importanza all’immagine della parola sulla pagina e al suo significato. Era tanto una persona contemplativa e mistica, quanto uno scrittore.
Lo stile della sua maturità era caratterizzato da una semplicità sia visiva che contenutistica, accompagnate da una spiritualità profonda che spesso sfociava nell’ironico. È nato e cresciuto ad Olean, una piccola città in un’area boschiva del sud-ovest dello stato di New York. Ha vissuto nell’area naturale delle isole greche Kalymnos e Patmo per gli ultimi 35 anni della sua vita. Nel mezzo ha vissuto nella città di New York, ad Hollywood, Parigi e Marsiglia, facendo una serie di lavori, tra cui aver fondato e seguito PAX, un “poetry broadside”.
La lista di pubblicazioni di Lax, e di lavori basati su quelle, conta oltre 500 elementi: poesie singole, pahmplet, libri, e include arte figurativa, film, video, fotografia, composizioni musicali e performance art. Era più noto in Europa che in America, dal momento che veniva pubblicato in Germania nel corso degli anni ’80, ed era noto allo stesso modo nei circoli artistici e in quelli letterari.
Dopo aver completato il ciclo di poesie Il circo del sole (1959), ha supervisionato la pubblicazione di Poesie nuove (1962) – diventata una sorta di manifesto della sua linea poetica ridotta e semplificata. Negli anni seguenti, questo stile semplice è stato abbinato al lirismo primale, trovato in Grecia, in Sea & Sky (1965), ed è diventato predominante in Black & White (1966), entrambi apparsi in Lugano Review.
Oltre alle molte pubblicazioni di piccole dimensioni e di libri d’arte, le sue collezioni maggiori sono state 33 Poems (1988), Love Had a Compass (1996), A Thing That Is (1997), Circus Days & Nights (2000), e la più recente Poems (1962-1997) (2013).

Paul J. Spaeth
Curatore di Lax Archives
St. Bonaventure University (USA)


I Lift One Stone and I Am Thinking curato da Enrico Malatesta è ospitato al Parco Sangalli (Torpignattara) il 16 e 17 settembre.


COMBIN/AZIONI è la sezione di CUT/ANALOGUE delle conversazioni, spazio per un materiale che si attiva in una reciproca implicazione. Campo di possibilità discorsive che si generano come mescolanze dinamiche tra soggetti, situate in un tempo, contingenti.

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