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Panorama Roma

Panorama Roma

5 € a sessione

8 settembre | h 15 – 20
La Pelanda – Teatro 1 – Studio 1
zona di condivisione


h 15
I SESSIONE: Marina Donatone, Andreco, Fabiana Iacozzilli, Stalker | Studio 1 | 2 h
h 17:30
II SESSIONE: Malombra, Silvia Rampelli/Habillé d’Eau + talk | Teatro 1 | 2h

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Panorama Roma è un progetto nato nel 2018 tra le maglie di Short Theatre e che raccoglie l’adesione di altre strutture romane, ad esempio l’Angelo Mai, che ad aprile ha accolto il suo secondo appuntamento. Si tratta di una zona di condivisione, di ricerca e di riflessione nata intorno alle urgenze e alle necessità della comunità artistica romana, nella quale gli artisti e le artiste sono invitate a condividere parte del proprio percorso artistico e del processo in cui si trovano immersi, in relazione anche a tutte le componenti che definiscono le condizioni di produzione e creazione.
 

Estratti dai propri progetti, materiali di lavoro, elementi di studio: Panorama Roma è il ritrovato luogo in cui aprire la propria pratica al confronto con coloro che appartengono alla comunità artistica cittadina.


  • h 15
    I SESSIONE:
  • Marina Donatone
    Marina Donatone nasce a Roma nel 1993 e si forma come danzatrice tra l’Italia e Budapest.
    A partire all’incontro con Laurent Chétouane comincia a dedicarsi alla ricerca coreografica, che prosegue una volta tornata a Roma anche grazie al percorso Da.Re. e all’incontro con Adriana Borriello e Silvia Rampelli.
    Nel suo lavoro cerca un corpo ‘in divenire’ che si dà al sistema coreografico come materia attiva, che lavora ed è lavorata a partire dalle relazioni in cui si inserisce, portando con sé la propria irriducibile composizione.
    LOOK MA, NO HANDS è il suo primo lavoro per il teatro. Come su una tavola da surf, dove l’accogliere il movimento dell’onda che avanza è un tutt’uno con la possibilità di governarla, i danzatori giocano con una certa “potenza fisica del fare o del non fare, del sì e del no”, modulando l’eredità di un movimento che li precede, e che pure non esisterebbe senza di loro.
  • Andreco
    La crisi climatica e ambientale è stata riconosciuta ufficialmente da diverse istituzioni sparse per il mondo. Confrontando i dati e le curve generate dalle funzioni matematiche appare evidente che i trend futuri dipendono da come evolverà l’umanità.In che modo e con quali strumenti possono l’arte, la filosofia, la sociologia, la performance, affrontare l’urgenza della crisi ambientale e climatica?
    Come possiamo affrontare il concetto, ed iperoggetto, crisi ambientale in un’ottica transdisciplinare?Come possiamo cambiare gli scenari futuri?
    Da queste domande prende forma il talk Future Climate di Andreco, artista che negli ultimi 10 anni ha indagato attraverso la sua pratica e le sue performance aree sensibili a livello ambientale, tracciando segni e azioni nel paesaggio che intende come atti di sensibilizzazione e del risveglio della consapevolezza del nostro incerto e fragile presente.
  • Fabiana Iacozzilli
    UGO e MARIA Ovvero della paura del far venire al mondo, dei rami secchi e dei giunchi sterili

    “Tutti e due i figli ho lasciato, ho abbandonato entrambi.
    E’ la cosa peggiore che una madre possa fare…
    Lì c’era la morte, io ho scelto la vita.”

    (Michael Cunningham Le ore)

    Quando inizio a lavorare a un nuovo progetto penso a Paul Haggis quando dice “So di avere una storia quando c’è una domanda a cui non è facile dare risposta”. L’8 settembre a Panorama Roma presenterò un primo momento di un lavoro in corso d’opera Ugo e Maria, nel quale provo ad interrogarmi sull’incapacità di essere madre, sulla paura di generare e sul desiderio di non mettere al mondo. Un progetto che parte anche dalla lettura di Orna Donarth, autrice del libro “Regretting Motherhood” in cui sono raccolte storie di madri pentite, di madri che non possono dire apertamente di essersi pentite. Porterò dei materiali di ricerca aperti e fluidi, in cui sia rintracciabile una modalità di creazione più che un prodotto finito. Porterò una prima riflessione sulla materia in questione partendo da estratti di interviste sulle quali sto lavorando, per poi approdare a una prima formalizzazione del percorso d’improvvisazione avviato sul terzo quadro dello spettacolo.

  • Stalker
    Stalker è un collettivo di artisti e architetti che vanta una ventennale attività di ricerca e pratica sul territorio, con particolare attenzione alle aree di margine e ai vuoti urbani. La modalità di intervento di Stalker è sperimentale, fondata su pratiche spaziali esplorative, di ascolto, relazionali, conviviali e ludiche, attivate da dispositivi di interazione creativa con l’ambiente investigato, con gli abitanti e con gli archivi della memoria. Tali pratiche e dispositivi sono finalizzati a catalizzare lo sviluppo di processi evolutivi auto-organizzanti, attraverso la tessitura di relazioni sociali ed ambientali, lì dove per abbandono o per indisponibilità sono venute a mancare.Nel 2017 ha attivato lo spazio Xeneide. Il Dono dell’Altro. Miti, Pratiche e Poetiche dell’Ospitalità, e nel 2018 ha dato vita al progetto Attorno a Termini, incontri alla scoperta della multiculturalità dell’area della Stazione Termini, mentre attualmente ha avviato a Roma il No Working, uno spazio-tempo d’arte.

  • h 17:30
    II SESSIONE:
  • Malombra
    De.Lete è una fiaba ispirata al mito greco del fiume Lete, il fiume dell’oblio, che scorre nell’Ade. Secondo la dottrina pitagorica della metempsicosi le anime tuffandosi nel fiume Lete cancellano i ricordi della vita precedente e possono così rinascere.
    Una giovane donna, in seguito a un naufragio, si ritrova in un mondo nuovo sospeso tra sogno e realtà, vede stravolte le dimensioni degli scenari in cui si trova; i luoghi e gli spazi che attraversa si susseguono con logica surreale.
    La ricerca artistica di Malombra (Marco Guarrera e Camila Chiozza) vuole elaborare una rilettura contemporanea del teatro d’ombre, senza stravolgerne l’aspetto originario.
    La tecnica per realizzare le ombre messa a punto dal regista, Marco Guarrera, si rifà al pre-cinema, ricreando una sorta di fantasmagoria contemporanea. La sorgente luminosa, l’utilizzo di modellini e di una macchina scenica inedita, restituiscono la proiezione di ombre in movimento, con un effetto paragonabile al movimento di macchina cinematografico.
  • Silvia Rampelli/Habillé d’eau
    Rifletto sul potenziale di irrealtà del dato: quando il fenomeno nella sua effettività – qualsiasi dato di esperienza – riverbera uno scostamento, una sensazione, un dubbio di irrealtà. Quando il reale – rendendosi presente – si nega per divenire presagio. Rifletto sull’illusione di realtà: quando animo l’inanimato, rispondo alla finzione dichiaratamente esposta, al falso. Non si tratta della questione della verità, ma dell’oscillazione che l’incontro con il dato imprime all’assetto percettivo. Una dinamica potente. La scena è il luogo concreto e predisposto per l’osservazione del presente: il dato si fa percezione, pensiero e il pensiero – per avervi ingresso – deve farsi sensorialità, fatto. E’ la messa in prova di una domanda che si dà in forma di presenza e durata. Il processuale costituirsi di ciò che diviene dato in scena – la pratica attuativa – manifesta l’ordine del tempo.