ECOTONI

Hydrofeminism

di Astrida Neimanis
Estratto da Hydrofeminism: Or, On Becoming a Body of Water

Siamo tutti corpi d’acqua
Pensare l’embodiment come acquatico smentisce la comprensione dei corpi che abbiamo ereditato dalla tradizione occidentale metafisica dominante. In quanto corpi d’acqua ci pensiamo meno come identità isolate, e più come vortici oceanici: io sono una spirale singola, dinamica che si dissolve in una circolazione fluida, complessa. La distanza tra noi stess_ e i/le nostr_ altr_ è ampia come il mare primigenio ma al contempo più vicino della nostra stessa pelle – le tracce di quegli stessi inizi oceanici continuano a passare attraverso di noi, cristallizzandosi sotto cosa corporea che chiamiamo “mia”. L’acqua è tra i corpi, ma di corpi, prima e dopo di noi, e in modo molto presente in questo corpo. La deissi vacilla. Le nostre comode categorie di pensiero cominciano a erodersi. L’acqua lega i nostri corpi in rapporti di dono, debito, furto, complicità, differenziazione, relazione.
Cosa può divenire-un-corpo-d’acqua – fluente, fluviale, grondante, scorrente, attraverso il tempo e lo spazio, in condivisione in quanto materia e significato – offrire al femminismo, alle sue teorie, alle sue pratiche?

Idro|logiche

Le nostre celle sono gonfiate dall’acqua,
le nostre reazioni metaboliche mediate in soluzioni acquose.
David Suzuki

Gli oceani sono in movimento costante… circolazione termoalina…
si verifica nei fondali dell’oceano e agisce come nastro trasportatore.
Environmental Literacy Council

Il biota terrestre ha dovuto trovare modi per portare il mare al suo interno
e, in più, di costruire guaine acquose da “nodo” a “nodo”.
Mark e Dianna McMenamin

Da qualche parte nei fondali del mare, ci deve essere dell’acqua sprofondata dalla superficie durante la “Piccola Età Glaciale” tre secoli fa… L’oceano ricorda.
Robert Kandel

Dal 60 al 90 percento della materia corporea è fatta d’acqua. L’acqua, in questo senso, è un’entità, individualizzata in quanto cosa relativamente stabile che si chiama corpo. Ma l’acqua ha altre logiche, altre trame e altri modi di galleggiare anche nel nostro mondo terrestre. Non per ultimo, l’acqua è canale e modalità di connessione. Così come le correnti oceaniche veicolano calore del sole, banchi di pesci e isole di plastica deteriorata da un mare planetario all’altro, i nostri corpi acquosi fungono da mezzo materiale. In senso evolutivo, i corpi viventi sono necessari per la proliferazione di ciò che gli scienziati Mark e Dianna McMenamin chiamano Hypersea, che si è sviluppato quando la vita si è spostata dalle acque marine e per necessità ha fatto ripiegare su sé stesso un habitat acquatico. “Oggi, quando beviamo un bicchiere d’acqua, amplifichiamo questo Hypersea, sostenendo la nostra esistenza tramite altre reti di intimità fisica e scambio di fluidi (6). In questo atto di ingestione, entriamo in contatto con le nostre specie compagne (7) che abitano il bacino idrografico da cui quell’acqua è stata tratta— psocotteri, spinaci d’acqua, molluschi d’acqua dolce. Ma siamo anche connessi con le vasche di sedimentazione, flocculatori di rapidi mescolamenti che rendono l’acqua potabile, e il serbatoio, e le nuvole di pioggia. L’Hypersea si estende ad includere non solo la flora e la fauna terrestre, ma anche i corpi d’acqua tecnologici, metereologici, e geofisici.

Anche in movimento costante, l’acqua è un archivio planetario di significato e materia. Bere un bicchiere d’acqua significa ingerire i fantasmi dei corpi che infestano quell’acqua. Quando poco dopo “la natura chiama”, restituiamo alla cisterna e al mare non solo i nostri antidepressivi, i nostri estrogeni chimici, o le nostre comuni escrezioni, ma anche i significati che permeano quei materiali: la cultura monouso, il problem-solving medicalizzato, la disconnessione ecologica. Così come i profondi oceani nascondono registri del particolato di ere geologiche precedenti, l’acqua trattiene i nostri segreti più antropomorfi, anche quando preferiremmo dimenticarli. I nostri passati al contempo distanti e immediati ci vengono restituiti sottoforma di rivoli e inondazioni.
E quello stesso bicchiere d’acqua faciliterà il nostro muoverci, crescere, pensare, amare. Mentre scende per l’esofago, attraverso il sangue, i tessuti e fino all’indice, alla clavicola, alla fascia plantare sinistra, si assicura che il nostro essere sia sempre un diventare. Alchimia al contempo profondamente meravigliosa e del tutto banale, l’acqua guida un corpo da giovane a vecchio, da qui a lì, dalla potenzialità all’attualità. Traduzione, trasformazione. La pluralità prolifera.
In quanto facilitatore, l’acqua è il milieu, o l’elemento gestazionale, anche per altri corpi acquosi (8). Mammiferi, rettili o pesci; alberello o seme; delta del fiume o stagno di giardino—tutti questi corpi sono necessariamente posti in essere da un altro corpo d’acqua che si dissolve, parzialmente o interamente, per annaffiare i corpi che seguiranno. In scala geologica, siamo tutt_ emers_ dallo stesso brodo primordiale, sviluppati grazie a specie su specie acquose che hanno donato la loro morfologia a nuove iterazioni e articolazioni.
In una scala più umana, ci sviluppiamo in acque amniotiche che ci forniscono i nutrienti che consentono la nostra ulteriore proliferazione. I nostri scarti sono rimossi da simili vie d’acqua, e siamo anche protetti da danni esterni da queste acque intrauterine. Le acque gestazionali sono loro stesse (in) un corpo d’acqua, a prendono parte all’elemento più grande di acqua planetaria che continua a sostenerci, proteggerci, nutrirci, sia all’interno che al di fuori del corpo, oltre questi inizi amniotici. L’acqua connette la dimensione umana ad altre dimensioni di vita, entrambe imperscrutabili e inaccessibili. Siamo tutti corpi d’acqua, in senso costitutivo, genealogico e geografico.
Acqua come corpo; acqua come comunicazione tra i corpi; acqua come facilitare i corpi ad esserci. Entità, mezzo, milieu trasformativo e gestazionale. Tutto questo stringendo, fuoriuscendo, sostenendo e saturando i nostri corpi d’acqua. “Ci sono maree nel corpo” scrive Virginia Woolf (9). Galleggiamo e scorriamo attraverso tempo e spazio – da corpo, a corpo, a corpo, a corpo.

Membrana, viscosità

Probabilmente la caratteristica più importante di una membrana cellulare è l’essere una struttura selettivamente permeabile… [che è] essenziale per una separazione effettiva.
Wikipedia (22)

La viscosità trattiene un’enfasi sulla resistenza al cambiare forma.
Nancy Tuana (23)

I corpi hanno bisogno di acqua, ma anche l’acqua ha bisogno di un corpo. L’acqua è sempre in un certo tempo, un certo posto, un certo luogo. Anche nelle nostre connessioni acquose, i corpi e i loro altri/mondi rimangono differenziati. Di conseguenza la domanda “cos’è” non è mai sufficiente. Com’è? Dov’è? Quand’è? Velocità, tasso, spessore, durata, miscela, contaminazione, bloccaggio (24). Se siamo tutti corpi d’acqua, allora siamo differenziati non tanto dal “cosa” ma dal “come”. Ma quali sono i meccanismi specifici di differenziazione?
Un’attenzione alle meccaniche dell’incorporazione acquatica rivela che, per connettere i corpi, l’acqua deve viaggiare attraverso membrane solo parzialmente permeabili. In una cultura ocularo-centrica, alcune di queste membrane, come la pelle umana, danno l’illusione di impermeabilità. Allo stesso modo, traspiriamo, uriniamo, ingeriamo, eiaculiamo, mestruiamo, produciamo latte, respiriamo, piangiamo. Accogliamo il mondo, in modo selettivo, e lo rimandiamo indietro fluendo. Questa selezione non è una scelta fatta dai noi soggettivi, umani; piuttosto è sempre, come ha insegnato Nietzsche, un’espressione impersonale delle sfumature della physis – energie materiali affermative che tendono verso forme sempre più differenziate (25). La selezione attraversa anche altre membrare più sottili – quelle che sono o troppo effimere o troppo monumentali per essere percepite da noi come tali, ma al contempo coreografano il nostro modo di essere in relazione: una resistenza gravitazionale, una perturbazione, un muro di lutto, una linea su una mappa, l’equinozio, una giacca invernale, la morte.
Nancy Tuana parla di questa logica di membrana in termini di “porosità viscosa”. Mentre il concetto di fluidità enfatizza gli attraversamenti tra e attraverso i corpi, la viscosità ricorda a Tuana che ci sono ancora corpi – tutti diversi – di cui bisogna tenere conto.
La viscosità porta attenzioni a “siti di resistenza e opposizione”, non solo una “nozione di possibilità aperte” che potrebbe suggerire un unico flusso indiscriminato (26). Nonostante il fatto che siamo tutti corpi acquosi, gocciolanti e spugnosi, resistiamo la totale dissoluzione, l’annichilimento materiale. O in modo più appropriato, lo posponiamo: cenere alla cenere, acqua all’acqua.
A che punto il passato viene sorpassato dal presente? Cosa fa sì che ci sia il passaggio definitivo da una specie a una nuova? Dove termina il corpo ospite e comincia quello amniotico? I nostri corpi sono soglia al contempo di passato e di futuro. Lo spazio-tempo preciso e materiale della differenziazione è solamente una questione di convenienza, ma ogni corpo ha bisogno di membrane per evitare di essere completamente spazzati via verso il mare.

C’è sempre un rischio di alluvione.

Alla deriva nel più-che-umano

Ci siamo dentro insieme
Rosi Braidotti (27)

Il problema era che non sapevamo chi intendessimo quanto abbiamo detto “noi”
Adrienne Rich (28)

La composizione prevalentemente acquosa del mio corpo non è una cosa solo umana. Dalle meduse quasi impercettibili nel benthos dell’Oceano Pacifico, al pesce gatto della Namibia che va in letargo nel fango; dalla mangrovia all’ambrosia; dal canale sotterraneo all’acquitrino al ruggente Niagara; custodito tra nuvole fractus e le falde acquifere nel profondo della terra.
Nel momento in cui si prende atto di questa comunità acquosa connessa, la distinzione tra umano e nonumano diventa sfocata. Viviamo in una comune acquosa, dove il neonato beve la madre, la madre ingerisce il serbatoio, il serbatoio è rialimentato dalla tempesta, la tempesta assorbe l’oceano, l’oceano sostiene i pesci, i pesci vengono consumati dalla balena. Il collegamento della nostra acqua a un’altra è necessario per la custodia di questa comune. Ma come e quando il dono diventa furto, e la sostenibilità diventa usurpazione?

“Sgocciolamento” (trickle-down): mentre l’estinzione della specie si verifica intorno al 10% ogni dieci anni, le specie acquatiche fronteggiano un rischio di estinzione più alto rispetto agli uccelli o ai mammiferi. Gran parte di questo canto del cigno dell’oceano è a causa dei fluidi delle automobili, dei solventi domestici, pesticidi, mercurio, e altre tossine che si fanno strada dalla casa umana, ai canali sotterranei, al mare. I più colpiti sono quei corpi animali che abitano vicino o nei fondali di un habitat acquatico – come le uova di pesce e gli organismi filtratori – dove si depositano gli inquinanti (29).

“(Moneta) corrente” (currency): le risorse come il sale e la sabbia vengono raccolte da tempo per uso umano, ma gli organismi marini – tunicati, cnideria, molluschi – ci forniscono anche farmaci, cosmetici, additivi alimentari, prodotti per la depilazione. Per esempio, gli antigeni derivati da 5 kg di ascidiacei possono fornire farmaci anticancerogeni per soddisfare la richiesta mondiale per un anno. Flussi di energia sono inaugurati tra vita marina, corpi umani sofferenti, e l’industria farmaceutica. In quale corrente e in quale moneta vengono requisiti gli ascidiacei (30)?

“Liquidità” (liquidity): l’essere umano è esistito per probabilmente circa 5/7 milioni di anni, ma gli squali hanno almeno 420 milioni di anni. Nelle decadi recenti, molte specie di squalo sono state minacciate dall’industria dello spinnamento che fattura oltre 1 miliardo di dollari all’anno. Una singola pinna di squalo può essere venduta per decine di migliaia di dollari (31). I contanti in mano, si dice, sono l’attività più liquida.
La penetrazione del biologico nel culturale, del più che umano nell’umano, si verifica in più modi. I corpi acquosi sostengono altri corpi, ma la vita biologica corrobora la nostra lingua, e così il nostro modo di fare senso del mondo (32). Le idrologiche ci suggeriscono nuovi modi ontologici di concepire il corpo e la comunità, ma come può il femminismo assicurare che questa comprensione acquosa del nostro inter-essere non diventi un’ulteriore appropriazione e usurpazione del mondo più-che-umano che ci sostiene?

Dire che il mio corpo è palude, estuario, ecosistema, attraversato da tributi di specie compagne, che fanno dimora nel mio intestino, si estendono attraverso le mie dita, si accumulano ai miei piedi, è un bel modo di immaginare la mia corporalità. Ma una volta riconosciuto che non siamo sigillati ermeticamente nelle nostre tute di pelle umana, cosa facciamo con questo riconoscimento? Cosa dobbiamo, e come paghiamo?

(6) McMenamin e McMenamin, Hypersea
(7) Donna Haraway, Compagni di specie. Affinità e diversità tra esseri umani e cani
(8) Vedi Mielle Chandler e Astrida Neimanis, “Water and Gestionality: What Flows Beneath Ethics”, in Thinking with Water
(9) Virginia Woolf, La Signora Dalloway. Sono in debito con Janine MacLeod per aver attirato la mia attenzione all’immaginario mareale nel lavoro di Woolf.
(22) “Biological Membrane”, Wikipedia
(23) Nancy Tuana, “Viscuous Porosity: Witnessing Katrina”, in Material Feminism
(24) Gilles Deleuze e Felix Guattari sui corpi e la loro composizione, ad esempio, Mille Piani. Capitalismo e schizofrenia
(26) Tuana, “Viscuous Porosity”
(27) Rosi Braidotti, Trasposizioni. Sull’etica nomade, questo ritornello è un motto per il pensiero ecologico post umanista di Braidotti.
(28) Adrienne Rich, “Notes Toward a Politics of Location”, in Feminist Theory Reader: Local and Global Perspectives
(29) “Aquatic Extinction”, Earth Gauge
(30) Astrida Neimanis, “Strange Kinship’ and Ascidian Life: 13 Repetitions”, Journal of Critical Animal Studies 9:1
(31) “About Shark Finning”, Stop Shark Finning: Keep Sharks in the Ocean and Out of the Soup, www.stopsharkfinning.net, accesso del 23 Aprile, 2011
(32) Vedi MacLeod, Water, Memory and Material Imagination per un’analisi complessa della relazione predatrice tra la lingua dei flussi di capitale e della materialità acquosa.


Estratto da Astrida Neimanis, Hydrofeminism: Or, On Becoming a Body of Water, in Undutiful Daughters: Mobilizing Future Concepts, Bodies and Subjectivities in Feminist Thought and Practice, eds. Henriette Gunkel, Chrysanthi Nigianni and Fanny Söderbäck. New York: Palgrave Macmillan, 2012.


Rita Natálio porta a Short Theatre 2022 la sua lecture performativa
Spillovers – a performative lecture durante la quale dialoga con le proposte e le fantasie contemporanee di Astrida Neimamis, Audre Lorde, Dionne Brand, Kathryn Yusoff, Isabelle Stengers, Malcom Ferdinand, Valentina Desideri & Denise Ferreira da Silva, Ursula K. Le Guin, tra le altre atraverso gli strumenti del transfemminismo e dell’ecologia. Il 14 e il 15 settembre a WEGIL.


ECOTONI è la sezione di CUT/ANALOGUE che apre agli immaginari provenienti da altri mondi concettuali, discorsivi, materiali, in “forma di estratto”. Funge da transizione tra ecosistemi adiacenti suggerendo spostamenti graduali, nella tensione oscillatoria dell’in-tra.

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