VIANDANZE

OtellO, intensità in-processo-di-essere

Intorno all’ultimo lavoro di Kinkaleri
di Piersandra Di Matteo

Caustici sperimentatori dei margini della scena, Kinkaleri si rivolge a Otello, una delle più famose tragedie shakespeariane per impugnare la menzogna della lingua e insinuarla nel rimbalzo tra i/le quattro performer. Nasce OtellO: tessitura corpografica che disattende la coerenza delle azioni volute dal Bardo nel plasma delle relazioni tra movimento e voce, escogitando assemblaggi scenici irrisolti con premeditazione, sbilanciati verso il qui dell’accadere.
La scrittura materiale delle presenze disfa ogni contorno psicologico dei personaggi, e li mette in tran-sito. Tra i corpi. Intensità in-processo-di-essere, entanglament: i corpi si spaziano conducendo con sé – in punta di lingua – il testo in italiano, inglese, balbettato, declamato, sospirato, fino a comporre uno spazio acustico che è memoria vocale della tragedia della gelosia. Il profilo d’identità dei personaggi (Otello, Desdemona, Iago, Cassio…) transita dall’uno all’altra, di bocca in bocca, senza coincidere con un solo portavoce. Respiri, espettorazioni, colpi di glottide, singulti si annodano a distorsioni, piegature, ricombinazioni, accavallamenti, dislocamenti, interconnessioni corporee. Soggetti nomadi in concatenamento collettivo, vestiti-svestiti, alle prese con tutta una sequenza d’affetti. Per toccare ed essere toccati.

Kinkaleri OtellO ph. Luca Del Pia

La scena non è più specchio del gioco delle falsificazioni e dei sospetti ma stratificazione molteplice dell’immanenza radicale della presenza. Tutta cifrata di rimandi alle creazioni degli anni passati, si fa senziente, senza più demarcazione tra dentro e fuori, entrata e uscita. E il fazzoletto conteso diventa gigantesco, così da trasformare la scena stessa nell’immenso puerile fantasma di sé.
Kinkaleri ha dato vita – nei primi anni di creazione negli anni Novanta – a lavori dichiaratamente slegati da un’univoca sorgente d’ispirazione testuale. Orientamento che coincideva con un’implicita contestazione: il rifiuto a subordinarsi a ogni pratica teatrale devota allo spirito del testo e al suo dettato. Negli anni Duemila qualcosa sembra cambiare. Ma a dispetto del titolo, e con buona pace degli artaudiani ortodossi, I Cenci/Spettacolo (2004) non inscenava la storia “crudele” del Conte Cenci. In Alcuni giorni sono migliori di altri (Fantasmi da Romeo e Giulietta) (2008), la tragedia shakespeariana, «piena di romantico ardore», risuonava in una pulsione di morte che guidava i due performer, in “costume” da fantasma, verso un vitalismo integrale fatto di crolli rabbiosi. Dietro quel paravento ingenuo, si addestrava un atletismo autoderisorio, rincorso dalla tirannia di dover raccontare una storia (fuori tempo massimo).

In I AM THAT AM I (2011) la commedia violenta de Le Serve, che Jean Genet voleva interpretata da giovinetti, è il nucleo da cui sferrare un attacco al teatro di parola e alla tradizione che rinchiude la voce nel regime realistico che ne suggella il funzionamento. Kinkaleri usa il testo, ma rinuncia a predisporre in scena attori/attrici che si fingono Claire e Solange nella casa-palcoscenico. Al suo posto le parole di Genet diventano logomachia di un’interprete ventriloqua che esercita i limiti della carne nel paradosso di una bocca-(chiusa)-parlante. Performance, laboratori virali, poesie diffuse per contagio telefonico, concerti per pistole compongono il progetto multi-modulare All! (2012-2017). È l’instaurazione di una tensione insurrezionale attraverso speaking-bodies che eseguono il codice corporeo (codiceK) che Kinkaleri inventa, traslandolo dal sistema alfabetico. Il gesto si fa corpo-grafia nello spazio e inquieta il formalismo della danza, migrando dai teatri a un barber shop, da un hangar al white cube del museo, da una rimessa di barche alla stazione di una grande città. Le enunciazioni corporee trascrivono le parole di Burroughs, Giorno, Kerouac, per travalicare il logos e riconsegnare la letteratura alla vita, spalancarsi alla relazione con il corpo dell’altro, finalmente ludica.
In questa luce è chiaro che OtellO di Kinkaleri sia da intendersi come una summa di negoziazioni per rivisitare e consumare la tradizione fino alla fine, l’apice di un trafficare con il linguaggio-come-virus, la tensione a fare della coreografia lo spazio per invenzioni acustiche, con il corpo che danza per esercitare forme di sovversione, spazio dove il teatro è campo aperto del possibile.


Il testo è stato scritto in occasione della presentazione di OtellO al Teatro Goldoni (22 aprile 2022) nella rassegna Asteroide Amor promossa e curata da Università Ca’ Foscari Venezia, Università Iuav Venezia, Teatro Stabile del Veneto e Fondazione Venezia.

foto di copertina OtellO di Kinkaleri, ph. Luca Del Pia


OtellO di Kinkaleri è in programma a Short Theatre 2022 il 7 e l’8 settembre.


VIANDANZE è la sezione di CUT/ANALOGUE delle scritture in interdipendenza dinamica con le pratiche artistiche e le opere presenti al festival (e altrove). Propone una forma di prossimità somatica tra chi osserva e chi è osservato per far balenare pensieri sul sensibile che avviene in scena.

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