Domenica 6 | 22:00
WeGil – Piazzetta
selezioni musicali

ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

Lola Kola e Bertuccia Rock

Acetato

è snella la via a 45 giri
è dolce la puntina sul vinile
giro giro in tondo, solco tutto il mondo
solco la terra, bella per la musica che balla.

 

Non si è mai capito cosa sia e cosa faccia Lola Kola.
E’ una donna, un uomo, una transgender, un bimbo, un giocattolo e una cavalla a dondolo da monta.
E’ stata una disegnatrice di moda, modella, attrice, prostituta, spacciatrice, tossica, cantante, icona pop e diva, una matta, senza voler mai essere nessuna cosa.
Le hanno consegnato una coroncina da reginetta, senza sprecare una sola lacrima di felicità, e la riconsegnerà, senza sprecarne una di tristezza.
Dopo anni di duro lavoro nelle aziende di moda come disegnatrice, è andata a tutte le feste e a tutti gli after possibili,ascoltando sotto cassa tutta la musica possibile,  prendendo e bevendo tutto il possibile, raggiungendo il maggior numero di presenze possibili.
E da lì, fotografi, registi e stylist hanno cominciato a volerla fotografare, recitare e avere nei video.
Il suo unico gioiello rimane Sambaca, il video musicale di Alien Alien.
Poche cose in tv, e meno al cinema, ma nemmeno lei ricorda i titoli, nè  si è mai rivista
Ha cominciato un’ avventura musicale con impy a u-kabarett, un insolito modo di mischiare le performance live, mischiando suoni dalle bande alla circo, alla musica da cabaret, fino alla tecno.
Ma è intransigente, intrattabile e maleducata, e ai primi disaccordi è andata via.
Adesso è impegnata nella festa evento più bella della capitale, Tropicantesimo, creata dal miglior dj di sempre, Hugo Sanchez.
Durante la serata canta, l’unica attività capace ormai ad emozionarla e farle scendere una lacrima. Sui suoni più alti che ogni artista vocale, come lei stessa si definisce, desiderebbe intonare un canto,  interpreta canzoni che vanno dalla bossa nova al punk, dal reggae alla cumbia.
Lola Kola è adesso questo, un nuovo suono senza genere, negli abiti fascinosi che crea per sé stessa.
Forse una rivoluzione, forse ancora una volta, una promessa non mantenuta.
Nato in una sperduta periferia del  sud Italia, cresciuto tra gli odori penetranti dei frantoi e della polvere da sparo, Rocco Bartucci inizia a nascondersi nella camera oscura e a guardare il mondo attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica.
È solo dopo aver fatto parte del collettivo di Pescheria che trova la propria strada. Diventa il mago di Tropicantesimo dove: balla, fotografa, riprende e soprattutto scenografa l’evento più controverso della capitale.
Inizia per gioco a collezionare 45 giri fino alla ricerca di suoni ancestrali che lo portano a fare il giro dei Paesi senza muoversi dai giradischi. Così Bertuccia Rock, come una scimmietta incontrollabile porta la sua musica sbagliata, ma non troppo, all’ascolto.