VIANDANZE

WE ARE ALL BODIES OF WATER

di Annalisa Sacchi

Tutto incomincia in un pozzo prosciugato. Nel fondo senz’acqua viene ritrovata una copia del libro che Monique Wittig e Sande Zeig avevano pubblicato nel 1976: Brouillon pour un dictionnaire des amantes. Rita Natálio, coreografa, ricercatrice, attivista, lesbica non binaria portoghese, parte da questo rinvenimento per seguire le forme in cui le amanti, le Spillovers del titolo, si manifestano, in cui fanno alleanze, e in cui le materie scorrono e vibrano, oppure si depositano e attendono, come le pagine di Wittig e Zeid nel fondo del pozzo.
Se il ritrarsi dell’acqua ha permesso il rinvenimento del libro, nel resto del lavoro di Natálio essa scorre nella forma stessa che prendono le amanti: “Spillover sono tutte coloro che, in una vita senza protagonisti, desiderano straripare, traboccare e fuoriuscire da sé stesse, attraversando così il labile confine tra persone, territori e paesaggi” (R. Natálio).
Il dizionario evoca continuamente stati liquidi, membrane, sacche, strategie e atletiche di trasporto da un luogo all’altro, da un’amante all’amata, fino a creare un archivio planetario di affetti che frequenta la profondità e la superficie, il volume e l’atmosfera.
L’acqua è la sostanza di cui sono maggiormente composti i nostri corpi, ciò che permette di rigettare la divisione tra natura e cultura, tra il “fuori di noi” e l’intimità. È l’elemento che accomuna i corpi umani e quelli non umani, ma anche gli organismi vegetali e la materia minerale. È il regno delle alleanze tra le amanti, la sostanza in cui i corpi si mescolano, si bagnano, scorrono l’uno sull’altro. È un facilitatore, un differenziatore, un comunicatore che mette in contatto qualsiasi corpo con tutti gli altri. È un luogo di immaginazione politica, di pratiche militanti, ma anche un mezzo attraverso cui si trasmettono discriminazioni di genere e razza, contaminazioni tossiche e violenze neocoloniali, in un’intensa interdipendenza che ci mette di fronte alle crisi idriche in atto.

Al di là di una nozione astratta di fluidità Natálio pone la figurazione materiale del corpo d’acqua, una singolarità che si manifesta in una scansione di eventi e pratiche che vengono tramandate dalle Spillovers. Questo corpo, evocato da Astrida Neimans a inaugurare l’Idrofemminismo, apre a un’epistemologia che si tramette nello spettacolo non tanto nel processo pedagogico della lecture, quanto per contatto, sfregamento e vibrazione.
La composizione in forma di lecture performance, l’ordine che istituisce nel registro composto della lezione è infatti solo un’apparenza che frana nel momento in cui Natálio abbandona la posizione frontale, con il tavolo a separare il luogo dell’enunciazione dal pubblico, e comincia a far vibrare la materia del suo corpo. Inizia così un twerking in cui il sapere genera letteralmente dal-nel-per mezzo del corpo, e attraverso le sue terminazioni perdute, code ancestrali e antenne invisibili.
Coesistono dunque due registri, in cui si dipanano due partiture che continuamente travasano e straripano l’una nell’altra. Una assume la forma della lezione e del dispiegamento didattico del sapere attraverso l’oralità e la civilizzazione, l’altra procede per vibrazioni e capovolgimenti, de-privatizza il corpo, annuncia la ribellione dei corpi-non-castrati-di-ano.

L’ano di Natálio — tutto circondato e ingentilito di glitter, casomai qualcuno ne avesse a male — è infatti il centro di questo capovolgimento prospettico. Lo è letteralmente, perché attraverso il twerking diventa il centro dialettico dell’enunciazione (orale/anale), ciò che permette un calarsi nel profondo, una materializzazione immediata e tangibile di quanto il discorso evoca. È la micro-rivoluzione di un gesto che apre buchi nel linguaggio egemonico.
Come per Bennett e come ci indica il titolo di questa edizione di Short Theatre, la materia vibrante, o meglio la materia come vibrazione, è ciò che smantella i binarismi tra animato/inanimato, essere umano/animale, organico/inorganico.
Attraverso la vibrazione, l’invito a produrre antenne e code, il sensibile non è solo spartito, ma riconfigurato tra performer, pubblico, ambiente spaziale e acustico.
Lo spazio che Rita fa vibrare, così, perde i confini e prende a ospitare corpi singolari e impersonali, sirene e corpi calice, corpi portatori di memorie indigene e saperi clandestini, fino a divenire impercettibile dentro uno sciabordio di moltitudine.

Natálio è sola in scena, ma la materia che evoca, quella che bagna e scorre e accoglie, basta a render conto di tutto il mondo, delle alleanze e delle lotte, del terrore e dell’esaltazione di chi vive alla fine dell’antropocene.

Venezia, agosto 2022


Annalisa Sacchi è professoressa ordinaria in Estetica del teatro all’Università Iuav di Venezia, dove dal 2017 dirige il corso di laurea magistrale in Teatro e Arti performative. È principal investigator del progetto vincitore di ERC Starting Grant della Commissione europea “INCOMMON. In praise of Community. Shared creativity in arts and politics in Italy (1959-1979)”.
Fa parte del Progetto PTM. Pass the MIC! Decolonizing education through arts, vincitore di Creative Europe della Commissione Europea. Dal 2019 è stata nominata National Expert nella delegazione italiana del comitato di programma Marie Skłodowska-Curie Horizon Europe. Dottora di ricerca in Studi teatrali e cinematografici all’Università di Bologna, ha svolto ricerca post-dottorale alla Queen Mary University of London, al Warburg Institute e alla New York University. È stata Lauro De Bosis Fellow e Lecturer a Harvard University, dove ha insegnato dal 2012 al 2014. È stata research associate al Dipartimento di Italian Studies di UCL. Dirige le collane editoriali Estetica e Politica della Performance presso Bulzoni Editore (con Aleksandra Jovicevic), e INCOMMON presso Marsilio Editore.


Rita Natálio porta  Spillovers – a performative reading a Short Theatre 2022, il 14 e 15 settembre.


VIANDANZE è la sezione di CUT/ANALOGUE delle scritture in interdipendenza dinamica con le pratiche artistiche e le opere presenti al festival (e altrove). Propone una forma di prossimità somatica tra chi osserva e chi è osservato per far balenare pensieri sul sensibile che avviene in scena.

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